Itinerari del vino: 3 giorni in Valdobbiadene e dintorni

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Back to blogging! Da quando ho riaperto questo spazio, questo è il primo “vero” articolo che scrivo e, che dire: è una bella sensazione.

Una recente 3 giorni (2 e mezzo suonava male – e comunque abbiamo condensato un sacco di attività che, per godersele al meglio, forse una mezza giornata in più non guastava) in Valdobbiadene ci ha fatto scoprire un “piccolo” gioiello a ridosso delle Alpi in cui troverete vino, natura, arte e cultura – un blend perfetto per chi ama il vino, ma adatto praticamente a tutti!

In questo articolo troverai:

  1. La zona: colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
  2. La DOCG: Prosecco Superiore
  3. L’itinerario: 3 giorni in Valdobbiadene (e dintorni)
    1. Giorno 1
    2. Giorno 2
    3. Giorno 3
  4. Recap siti utili

Let’s go!

La zona: colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Partiamo dalle basi: le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono un’area collinare (per l’appunto) situata nella parte nord-orientale nella provincia di Treviso. Il sito comprende la fascia collinare che dal Comune di Valdobbiadene si estende verso est fino al Comune di Vittorio Veneto, scendendo verso Conegliano.1

Nel 2019, dopo un iter iniziato nel 2008, il sito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco come paesaggio culturale. Il perchè è presto detto: fin dalla prima curva, le colline – già visibili dalla SPV (Superstrada Pedemontana Veneta) – appaiono in tutta la loro bellezza, caratterizzata da filari alti e fittissimi che si estendono a perdita d’occhio.

Il nostro soggiorno si è concentrato sulla “core zone”, l’area principale del sito che comprende, per un’estensione di 9.197,45 ha, i territori collinari ricadenti nei Comuni di Valdobbiadene, Miane, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Revine Lago, Tarzo, Vidor, Vittorio Veneto. 

Come riporta in modo eccellente il sito ufficiale dell’Associazione per il Patrimonio delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, questa zona è caratterizzata da una serie di elementi interessanti che contribuiscono a creare dei panorami letteralmente mozzafiato:

  • la conformazione geomorfologica “hogback” intervalla serie di rilievi irti e scoscesi, allungati in direzione est-ovest, a piccole valli parallele tra loro – una conformazione da viticoltura eroica, che nel corso degli anni l’uomo ha imparato a gestire (e ad adattarsi ad essa)
  • il terrazzamento a “ciglione” che utilizza la terra inerbita al posto della pietra questa ingegnosa soluzione contribuisce alla solidità dei versanti e riduce l’erosione del suolo, garantendo al contempo anche una sostenibilità idrogeologica e un’ottimizzazione delle tecniche viticole;
  • il paesaggio a mosaico, risultato del lavoro di migliaia di piccoli viticoltori: fortemente parcellizzato ma comunque interconnesso, dove appezzamenti vitati si intervallano a piccoli boschi, prati, sentieri – questi elementi costituiscono un’efficace rete ecologica che ha, tra i vantaggi, la creazione di microclimi diversificati, un migliore equilibrio biologico e un aumento della biodiversità.2

La DOCG: Prosecco Superiore

Il sito Unesco delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene si incrocia con la DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore.

Denominazione storica italiana, riconosciuta già nel 1969, diventa DOCG nel 2009, affiancata dalla DOCG Asolo e dalla DOC Prosecco. L’area di produzione, dove regna sovrano il vitigno glera, si estende su 15 comuni e rappresenta il cuore del mondo del Prosecco.

La DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore si divide inoltre (se così si può dire) in tre sottogruppi, distribuiti in una “piramide di qualità” inversamente proporzionale al numero degli ettari coinvolti:

  • Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG – 15 comuni
  • Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive DOCG – 43 Rive
  • Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG – sottozona di 108 ettari

(Potete trovare la piramide, molto intuitiva e ben fatta, sul sito ufficiale della denominazione Prosecco)

Sempre sul sito troviamo le informazioni relative a Rive e Cartizze:

“Rive” è un termine della parlata locale che indica le pendici delle ripide colline tipiche della zona di Valdobbiadene. Sulle bottiglie, la dicitura “Rive” segnala una delle 43 sottozone riconosciute, ciascuna legata a un comune o a una sua frazione. Le uve provengono esclusivamente da quella specifica area, vengono raccolte a mano e in etichetta è sempre riportato il millesimo (anno di vendemmia).

“Cartizze”, invece, identifica una sottozona ben più circoscritta: un’area di soli 107 ettari di vigneto, situata tra le colline più scoscese di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, nel Comune di Valdobbiadene. La presenza della dicitura “Cartizze” in etichetta certifica quindi che le uve provengono esclusivamente da questa pregiata area vitivinicola.

L’itinerario: 3 giorni in Valdobbiadene (e dintorni)

Torniamo a noi: se queste informazioni (e le foto) sono state sufficienti per far nascere (o rinascere) in voi un incredibile desiderio di visitare la Valdobbiadene, ecco un’idea di itinerario per 3 giorni (ma anche 2 e mezzo) che include ovviamente vino, ma anche natura, sport, storia e cultura!

Giorno 1

Arrivo a Valdobbiadene
Visita a Molinetto della Croda, Rolle, Abbazia Cistercense e Castelbrando

Siamo arrivati a Valdobbiadene nel pomeriggio del primo giorno e, prima cosa, check-in in hotel. Noi siamo stati ospiti dell’Agriturismo Vigneto Vecio che si trova a proprio a Santo Stefano. La cucina è aperta nel weekend – abbiamo potuto provarla sia venerdì sera che sabato sera, piatti ottimi e prezzi onesti – e l’agriturismo presenta anche una propria cantina visitabile.

Sistemati, ci siamo rimessi subito in macchina direzione Molinetto della Croda, nel comune di Refrontolo – caratteristico esempio di architettura rurale del 1600 le cui fondazioni poggiano sulla nuda roccia (la “croda” della montagna). Il vecchio mulino, chiuso nel 1953, di recente è stato restaurato mantenendo inalterate le caratteristiche originarie – inclusa la macina, fedelmente ricostruita al piano terra e nuovamente funzionante. La zona è facilmente accessibile e visitabile tutto l’anno, e spesso ospita mostre, feste ed esposizioni.

Ci rimettiamo in auto verso la seconda tappa, l’Abbazia Cistercense Santa Maria nel comune di Follina, ma lungo il viaggio ci fermiamo brevemente a Rolle per ammirare il paesaggio – del quale, vi giuro, è impossibile non innamorarsi.

Oggi sede della Parrocchia di Follina, l’Abbazia Cistercense Santa Maria fu edificata tra il 1305 e il 1335 su una precedente costruzione benedettina del XII secolo, e presenta la tipica costruzione a pianta latina con la facciata rivolta a ponente e l’abside rivolta a levante – proprio come prevedeva la simbologia cistercense. Follina fu a lungo legata dalle abbazie di Chiaravalle e di Cîteaux, i due più importanti centri cistercensi europei.

Prima dell’attuale costruzione fu edificato il bellissimo chiostro (nel 1268) tutt’oggi conservato eccellentemente, che presenta arcatelle sostenute da colonnine singole o binate con fusti e capitelli diversi. Al chiostro è collegato il Chiostrino dell’Abate, un’ala porticata con le due facciate interamente percorse da una loggetta ad archi su colonnine.

Da qui ci spostiamo verso CastelBrando, uno dei più grandi e antichi castelli d’Europa, situato su una roccia calcarea dolomitica a 370 metri di altitudine nel paese Cison di Valmarino. Facilmente raggiungibile grazie ad un’ascensore panoramico, oggi ospita al suo interno un Hotel 4 stelle con una Spa ricavata da antichi Bagni Romani.

L’esterno è comunque accessibile e all’interno sono presenti aree museali, ristoranti e bar. Vista l’altezza, la vista sulla vallata e le vicine colline è impagabile!


Giorno 2

Itinerario dell’anello del Prosecco Superiore
Visita in cantina e centro storico di Valdobbiadene

Premessa: noi abbiamo visitato la zona a inizio Marzo e devo dire che, grazie alle caratteristiche del luogo che abbiamo visto sopra, il verde resta comunque protagonista nonostante le vigne spoglie. Torneremo sicuramente, magari in tarda primavera, per goderci i colori dei vigneti, ma in ogni caso penso sia un panorama che possa affascinare in ogni stagione.

Dopo un inizio un po’ nuvoloso, il secondo giorno inizia con un sole decisamente primaverile che ci ha permesso di dedicare la mattinata a uno dei numerosi itinerari che si snodano tra vigne e colline.

Noi abbiamo optato per l’itinerario dell’Anello del Prosecco Superiore, durante il quale si arriva agilmente al punto panoramico di Cartizze da cui ammirare le colline circostanti e il mare verde che si estende in tutte le direzioni.

Caratteristiche del percorso:

  • Tempo di percorrenza: 2h 50’
  • Dislivello: 364 mt
  • Distanza totale: 8,8 km

Sul sito ufficiale della Valdobbiadene trovate comunque numerosi itinerari adatti a tutti – dalle camminate più semplici ai trekking più impegnativi, fino agli itinerari in bicicletta.

Il pomeriggio l’abbiamo dedicato ad una delle mie attività preferite in assoluto: le visite in cantina. La compagnia non era particolarmente affine al mondo del vino, pertanto dovendo scegliere ho puntato su un brand che già conoscevo e del quale ho apprezzato i prodotti in diverse occasioni: Bortolomiol, azienda storica in Valdobbiadene tutt’ora a gestione famigliare, grazie alla passione di Maria Elena, Elvira, Luisa e Giuliana, figlie del fondatore Giuliano.

Seguirà sicuramente un articolo dedicato alla cantina, per cui stay tuned!

La visita si è svolta presso il Parco della Filandetta, poco distante dalla sede originaria della cantina. Il Parco, come si legge nel sito web e come è stato spiegato eccellentemente durante la visita guidata, è il risultato di un progetto di recupero di archeologia industriale, e rappresenta oggi per il brand un vero e proprio contenitore dove arte e cultura si incontrano per dare vita ad una Art & Wine Farm.

Vista la vicinanza della cantina con il centro storico di Valdobbiadene, una capatina è d’obbligo – in caso non ci foste ancora stati. Nella grande piazza dominata dal campanile e dal Duomo di Santa Maria Assunta, caratterizzata dal pronao tetrastilo che da alla facciata quella forma caratteristica di un tempio antico, si trova anche la sede della Proloco – con tantissime cartine e informazioni per godere appieno della visita.


Giorno 3

Villa Maser, Asolo, Museo Gypsotheca Antonio Canova e Tempio Canoviano

Dopo aver lasciato, a malincuore, l’agriturismo, ultimo giro tra le vigne in auto per tornare sulla strada del ritorno. Il weekend però non è ancora finito: lungo la strada abbiamo adocchiato un paio di spot da non perdere.

La giornata si apre con una vista ad una delle famose ville venete che costellano questa regione meravigliosa: Villa Maser, concepita attorno al 1550 dall’architetto Andrea Palladio come sede prestigiosa della tenuta agricola dei fratelli Daniele e Marcantonio Barbaro.3

La villa è visitabile su prenotazione ed è tuttora abitata – pertanto è possibile visitare solo il piano nobile che conta 6 sale affrescate dal Maestro Paolo Veronese. Incantevole anche il giardino, accessibile liberamente durante gli orari di apertura. All’interno non è possibile fare fotografie, e la visita avviene indossando delle pattine messe a disposizione – tranquilli, non vi verrà chiesto di togliervi le scarpe!

Lasciata Villa Maser abbiamo optato per una pausa pranzo ad Asolo, che come si legge sul sito della città4 è annoverato tra i centri storici più suggestivi d’Italia. Non possiamo che confermare: il centro storico dal sapore medievale, dal quale è possibile raggiungere facilmente la Rocca di Asolo, lascia trasparire la sua storia millenaria in ogni palazzo, scorcio e porticato.

Ricordiamo inoltre che Asolo è anche cuore della DOCG Asolo Prosecco – che rientra nel consorzio Asolo Montello.

Se siete amanti dell’arte classica e del neoclassicismo, un’ultima tappa a Possagno è quantomeno necessaria. Il Museo Gypsoteca Antonio Canova è un complesso museale dal valore inestimabile che comprende la Gypsoteca, la Casa Museo e i Giardini.

Un gypsoteca è, in generale, il luogo dove vengono conservate le riproduzioni in gesso (in greco antico gypsos significa “gesso”) di statue in bronzo, marmo e terracotta. Quella di Possagno è la più grande d’Europa, costruita per volontà di Giovanni Battista Sartori (fratellastro di Canova) e strutturata come una grande basilica suddivisa in tre sezioni illuminate da tre lucernari. Qui trovate una collezione inimmaginabile di gessi, terrecotte e marmi di bottega che Sartori trasferì da Roma dopo la morte del Canova e la chiusura del suo studio. Compresa una copia della Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice.

Poco distante dal Museo si trova il Tempio Canoviano, che sorge ai piedi del col Draga a 342 mt sul livello del mare, in posizione discosta e sopraelevata (circa 70 mt) rispetto al centro abitato. Il primo disegno risale al 1804, mentre i lavori di costruzione iniziano nel 1819 e terminano nel 1830. Il tempio è liberamente accessibile, e per i più coraggiosi è possibile salire sulla cupola e ammirare il paesaggio circostante percorrendo 130 grandini.

Recap siti utili

Per comodità, riporto anche qui una serie di siti utili (alcuni li trovate già nell’articolo) per organizzare la vostra vacanza in Valdobbiadene:

Spero l’articolo vi sia piaciuto! E se deciderete di visitare la Valdobbiadene… buon viaggio! 💛

Fonti:

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